Gli insegnamenti per una longevità abile che Hollywood può darti grazie a 3 Film da Oscar

Hollywood

Scopri con questo articolo le morali nascoste in 3 Film vincitori di 7 premi Oscar che ti consentiranno di toccare con mano il concetto di longevità abile (longebilità) per migliorare la tua vita dai 50 anni in poi.

Mi piace guardare Film e Serie TV ma nell’ultimo periodo, a causa di qualche impegno extra, ho dovuto trascurare questo passatempo rilassante e allo stesso tempo per me ‘formativo’.

Così, qualche sera fa, ho deciso di riprendere questa sana abitudine e mi son comodamente seduto sul divano per guardarmi qualcosa di bello.

Proprio mentre scorrevo l’offerta di Netflix, saltando tra serie TV apocalittiche e documentari sulla motivazione personale… Mi è venuta l’idea di questo articolo…

Nelle prossime righe infatti, ti svelerò le morali sulla longebilità che ho estratto ripensando a 3 film visti negli ultimi mesi: Cocoon, Il curioso caso di Benjamin Button e Up.

Tre film completamente diversi tra loro per temi e sviluppo, ma nei quali ho individuato un sottile filo di collegamento: il fatto che in ognuno di essi abbia individuato delle tracce di longebilità.

Ho scovato infatti ben 4 insegnamenti invisibili per un occhio ‘non allenata’ in questo senso ma che per me, ideatore e ricercatore sulla longebilità non potevano certamente scappare.

Lascia che prima ti racconti un po’ di me e sul perché di questo articolo…

Vivo da tempo a Locarno, paese di circa 16.000 abitanti a sud della Svizzera, sulle rive del Lago Maggiore.

Devi sapere che Locarno è famosa per due cose: è una rinomata meta turistica ed ha un importantissimo Festival del Cinema internazionale, secondo per longevità solo a quello di Venezia (sarà anche questo un segnale…).

La prima edizione del Festival si è svolta nel 1946 ed ora, per tutta la sua durata – solitamente nella prima metà di Agosto – viene sfruttata la Piazza Grande come sala da proiezione con uno degli schermi da proiezione più grandi d’Europa.

Le sue dimensioni sono di ben 26 metri di lunghezza e 16 di altezza.

Più di un campo da tennis, tanto per capirci…

Tutto ciò, consente la visione dei Film in concorso ad oltre 8.000 persone contemporaneamente.

Non male per un paese così piccolo, non credi?

Un po’ per una mia passione di fondo e un po’ per l’input che ogni anno il Festival di Locarno mi da, era inevitabile che col tempo la mia passione per questo mondo aumentasse.

Ritengo interessante andare al cinema perché trovo fantastico immedesimarmi negli attori, poter vivere le loro storie ed emozionarmi, attraverso ciò che gli attori interpretano.

E’ un ‘vivere la vita degli altri’ senza troppi compromessi, potendone però trarre insegnamenti, emozioni e stati d’animo.

Riesco ad immedesimarmi così tanto nel personaggio, soprattutto con gli attori che preferisco di più, al punto di quasi soffrire per loro quando soffrono oppure nel film fanno una brutta fine che non mi aspettavo…

Potere del cinema.

Ora fa un po’ di attenzione…

Proseguendo con la lettura farò quello che per gli appassionati delle serie TV viene definito spoiler ovvero svelerò parti dei film o addirittura i finali di essi.

Ecco cosa ho scovato in “Cocoon, l’energia dell’universo”, ovvero quando un fisico stanco e provato per l’età torna ad assecondare una mente sempre rimasta giovane

Uscito nel 1985 e girato da un Ron Howard (il regista del Signore degli Anelli…) agli albori come della carriera, è tratto da un romanzo scritto da David Saperstein.

Il film racconta di una pensione per anziani e alla libertà che tre di loro si prendono nel frequentare segretamente una piscina di una casa sfitta nelle vicinanze.

I tre, ‘presi’ dalla voglia di evadere dalla monotonia quotidiana e dal trattamento elementare che subiscono quotidianamente, non si rendono conto che all’interno della piscina sono stati depositati tre strane involucri rinvenuti nel mare vicino.

Poco per volta, si scoprirà che i tre involucri misteriosi sono in realtà dei bozzoli contenenti degli ex abitanti della famigerata Atlantide sprofondata.

Ma seguimi, non è qui il bello della storia.

Perché non ti ho ancora rivelato che potere enorme hanno i cocoon…

Infatti, man mano che gli anziani continuano a usufruire della piscina e a farci il bagno ogni notte, iniziano a sentirsi nuovamente forti e rinvigoriti.

Il difficoltoso entrare in piscina diventa sempre più agevole, fino all’arrivare a tuffi atletici dal trampolino.

Non voglio svelarti tutta la storia, ti ho raccontato una minima parte di essa, perché spero davvero tu possa andare a vedere questo film – se non l’hai ancora fatto – per cercare gli insegnamenti che riesco a dare sul tema della Longebilità.

I tre personaggi principali (Art, Ben e Joe) potrebbero essere presi come di esempio di persone Longebility. Essi infatti, erano sì vecchi nel fisico, ma con una mente ancora giovanissima che accettava di malo modo le limitazioni fisiche dell’età.

I cocoon, i bozzoli trovati all’interno della piscina, non erano nient’altro che la quinta essenza a loro mancante per essere ciò che mentalmente desideravano.

Ancora attivi, abili e ovviamente longevi.

In una sola parola: longebility.

Quasi che i 3 bozzoli fossero lettori accaniti del mio Blog!

Cocoon è un film di oltre 30 anni fa che ancora può far riflettere.

Voglio lanciarti una provocazione, citando la mera longevità e tralasciando per pochi secondi il termine di longebilità: fino a che punto ritieni corretto ‘manipolare’ il corpo umano per allungarne la vita?

L’importanza del tempo ne “Il curioso caso di Benjamin Button”. Una storia tutta al contrario dove il tempo è il personaggio principale del film e la consapevolezza di viverlo a pieno deve essere una costante presente in ogni persona longebility.

Anche questo secondo film, uscito nel 2008, è tratto da un romanzo. In questo caso lo scrittore è Francis Scott Key Fitzgerald che lo pubblicò nel 1922.

La storia è quanto di più originale ci sia a disposizione.

Ambientata a Baltimora nel 1860, parla della nascita del protagonista – Benjamin Button appunto – con una caratteristica singolare: nasce con le sembianze di un anziano.

Hai letto bene: un neonato al quale viene stimata un’età di 70 anni.

Non solo sembra un anziano, ma ne porta con se fin dalla nascita tutte le caratteristiche peggiori: artrosi, cartilagini ossificate, cataratta…

C’è poco da stupirsi se i genitori naturali di Benjamin avranno, proprio ad inizio della storia, un deciso senso di ‘rifiuto’ nei suoi confronti e se i medici, viste le condizioni fisiche, gli daranno poche speranze di vita.

La storia però non finisce qui perché, più passa il tempo e più Benjamin ringiovanisce.

Ringiovanisce a tal punto che diventerà ‘figlio di suo figlio’.

Da infante anziano ad anziano infante.

Nel mezzo di tutto questo vivrà una moltitudine di esperienze:

  • frequenta l’università di Yale
  • si sposerà e diventerà padre
  • sarà imprenditore e uomo d’affari
  • combatterà la guerra ispano-americana e verrà insignito della medaglia d’onore
  • frequenterà anche l’università di Harvard e sarà leader della squadra universitaria di football

Col tempo, invecchiando e trasformandosi in un bambino sempre meno indipendente, si ritroverà a giocare con suo nipote, suo ipotetico coetaneo e ad imparare nuovamente a parlare…

Ciò che amo di questa struggente storia è l’insegnamento di come un corpo all’apparenza vecchio, possa ancora evolvere, diventando giovane, nonostante i pregiudizi di un mondo legato a vecchie idee.

Parlo delle vecchie idee legate a quelle persone che decidono di ‘rallentare’ la loro vita poco per volta, letteralmente paralizzate dalla paura del futuro.

Mi piace sempre citare i miei cari nonni e quelle frasi sentite decine di volte dopo la pensione: “Ah… Arrivato a questo punto… Se il Signore vorrà…”.

Erano persone ancora relativamente giovani, ma vecchie dentro per il retaggio culturale dell’epoca che purtroppo ancora moltissimi si portano dentro.

Oltre a quella citata poco fa, c’è una seconda morale che mi piace evidenziare: è quella di poter pensare alla vecchiaia come una seconda infanzia, vissuta ovviamente con un’altra consapevolezza e il tesoro delle esperienze passate.

Ora, non voglio passare per pazzo, sia chiaro.

Non voglio intendere che dai 50-55 anni bisogna iniziare a comportarsi come bambini.

Voglio invece intendere che la vecchiaia deve diventare un periodo della vita da vivere e non subire. Deve smettere di essere inteso, interpretato e purtroppo professato come un periodo di ‘emergenze’ ma piuttosto di riorganizzazione, ricarica e ripartenza.

Ed è molto chiaro: prima ci si organizza e si modifica il proprio modo di vedere la vita e interpretarla e prima saremo pronti a godere (nel vero senso della parola) anche questa fase.

La brevità della vita e il valore della propria età spiegati in “Up”, quando un ragazzino completa un adulto e viceversa.

Il terzo titolo che voglio citare è “Up”, un film d’animazione del 2009 realizzato dalla Pixar.

Ha tra le sue caratteristiche quello di essere stato il primo film d’animazione realizzato per la visualizzazione 3D ma non è per questo che ho voluto tirarlo in ballo.

La storia ruota attorno a due personaggi principali.

Da un lato c’è Carl, anziano scorbutico e scontroso e dall’altro lato il piccolo Russel, uno scout di 8 anni alla ricerca del distintivo-scout mancante.

La storia si sviluppa tra una casa volante (grazie a centinaia di palloncini gonfiati ad elio), uccelli incapaci di volare, cani parlanti e labirinti di rocce.

Quali sono le due importanti lezioni che possiamo trarre da questo film?

La prima, quello che la vita è troppo breve per poter soddisfare tutti i nostri bisogni.

Non badiamo quindi a età, periodo di vita o pregiudizi sociali. In ogni momento dobbiamo essere ben consapevoli dell’obiettivo che ci siamo prefissati e sappiamo programmare correttamente le migliori azioni per raggiungerlo.

La seconda, l’età è solo un numero. E’ l’età interiore a contare molto di più.

Quella che all’apparenza potrebbe sembrare uno dei luoghi comuni e delle citazioni più utilizzate è in realtà una grande verità.

La vita, per quanto si sia allungata e migliorata, non è ovviamente eterna e proprio per questo ad un certo punto impedirà di realizzare i nostri sogni ma per questo non dobbiamo smettere di vivere.

Dobbiamo sempre essere perseveranti e inseguire con costanza i nostri obiettivi.

Soprattutto l’obiettivo dell’essere, del riuscire a respirare e vivere il momento. Questo, senza essere condizionati dal turbinio di pensieri sul passato – spesso malinconici – e sul futuro – spesso pessimistici.

Spero queste sei morali abbiano potuto solleticare la tua voglia di essere Longebility…

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A presto.

Enzo Parianotti

Ricercatore e Fondatore di Longebility

Il primo rivoluzionario sistema per una vita longeva e felice

 

PS. Lo ammetto: il passo per una vita Longebility non è semplice. Spesso i cambiamenti da attuare – soprattutto mentali – sono molti. Nel mio Blog continuerai a trovare altri suggerimenti, aneddoti e stimoli per mettere in pratica questo passaggio che suggerisco a chiunque.

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Enzo Parianotti
Fondatore di Longebility

"Ti insegno a diventare longevo, sano, saggio e felice dopo i 50 anni"

Dopo una carriera durata oltre 35 anni nella piu grande azienda Svizzera nel campo della previdenza e finanza Enzo ha deciso di riunire tutte le sue conoscenze in un sistema rivoluzionario che permette a qualsiasi persona over 50 di prendere in mano la sua vita per dare un nuovo volto alla sua vecchiaia.

Ecco alcune informazioni su Enzo:

  • Imprenditore attivo in Italia e Svizzera
  • Viaggiatore seriale (Ha visitato piu di 70 nazioni tra cui India, Nepal, Cina, Egitto, Peru, Stati Uniti, Marocco, Australia, Russia, ecc)
  • Parla 4 lingue (Italiano, Inglese, Tedesco e Francese)
  • Ha imparato dai migliori al mondo nel campo della crescita personale
  • È conosciuto per la sua capacità di collegare insegnamenti spirituali antichi con le ultime scoperte di neuroscienze e di fisica quantistica
  • Vive a Locarno in Svizzera e viaggia il mondo per scoprire i segreti alla base della longevità, del benessere psico-fisico e della spiritualità

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